Primi dei Primi

Primi dei Primi, a Sansepolcro il festival dell’Italia della pasta

Al festival “Primi dei Primi”, dall’1 al 3 maggio, dai pici alle orecchiette fino ai ravioli del plin, l’Italia della pasta in scena con trenta chef, sette stellati Michelin e un programma di masterclass.

Due tradizioni secolari, stesso borgo: a Sansepolcro si incontrano l’arte campanaria del Duomo, riconosciuta dall’UNESCO, e la tradizione pastaia nata nel 1827 con Buitoni.

Ad inaugurare il festival il Sottosegretario del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Patrizio Giacomo La Pietra e il maestro pasticcere Iginio Massari.



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Sansepolcro, 29 aprile 2026 – Cappelletti e orecchiette, pici e ravioli del plin, bringoli e paccheri, scialatielli e tortellini: il festival Primi dei Primi a Sansepolcro (1 – 3 maggio) attraversa l’Italia della pasta. Tra tradizione e ricerca, gesti antichi e interpretazioni contemporanee, la manifestazione costruisce un racconto del piatto più iconico della cucina italiana nel borgo dove nel 1827 Giovanni Buitoni, insieme alla moglie Giulia Boninsegni, avviò il primo pastificio industriale del Paese.

Promosso dal Comune di Sansepolcro e da Confcommercio, in collaborazione con Terretrusche Events e l’Associazione dei Commercianti del Centro Storico, il festival porta nel cuore della Valtiberina toscana trenta chef, sette dei quali stellati Michelin, e come ospite d’onore Iginio Massari, tra i più autorevoli maestri pasticceri italiani.

La manifestazione, che trasforma il borgo toscano nella capitale italiana della pasta, debutta venerdì 1° maggio con una giornata dedicata alla memoria e all’identità del territorio. All’inaugurazione intervengono il Sottosegretario del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Patrizio Giacomo La Pietra, insieme al Sindaco di Sansepolcro Fabrizio Innocenti, al direttore aggiunto di Confcommercio Firenze Arezzo Catiuscia Fei e al Presidente di Terretrusche Events Vittorio Camorri.

Alle 17, nella Sala del Consiglio del Palazzo Comunale, si tiene il convegno “Le donne nella storia della famiglia Buitoni”, con la relatrice Catia del Furia. Alle 18:30, a Palazzo Alberti, inaugura la mostra “Il ruolo delle donne nella Buitoni”, curata dal Cral Buitoni: fotografie, testimonianze e materiali d’archivio che raccontano come il lavoro femminile sia stato centrale fin dalle origini dello stabilimento. 

Alle 19, in Piazza Torre di Berta, il taglio del nastro ufficiale, con aperitivo a base di pasta e lo spettacolo del Gruppo Sbandieratori di Sansepolcro. Alle 20, nel Chiostro di San Francesco, la Cena di Gala (Ticket acquistabili sul sito www.primideiprimi.it) con chef stellati e la cerimonia di conferimento del Premio Primi dei Primi a Iginio Massari. A completare la mise en place i tovaglioli (protagonisti anche del Pranzo della Domenica) realizzati in tessuti pregiati, offerti dalla famiglia Ingram della storica sartoria che realizzò a Sansepolcro la prima camicia nel 1949.

A fare da cornice all’intera manifestazione è Piazza Torre di Berta, trasformata in un campo di grano a cielo aperto: oltre 300 metri quadrati di manto erboso naturale con olivi secolari, un omaggio alla tradizione cerealicola del territorio.
La piazza e il borgo si possono ammirare anche dall’alto, grazie all’apertura eccezionale del campanile del Duomo: i visitatori possono assistere alle suonate delle campane del Gruppo Campanari Borgo Sansepolcro, la cui arte è inserita nel Patrimonio immateriale dell’UNESCO. 

Le campane del Duomo: un patrimonio secolare che si suona a mano

Nato il 14 febbraio 1994, il Gruppo Campanari Borgo conta oggi circa quindici campanari attivi e una sessantina di soci sostenitori. Fa parte della Federazione Nazionale Suonatori di Campane con sede a Verona. Sono loro a suonare rigorosamente a mano le storiche campane del Duomo, udite anche da Piero della Francesca, con la tecnica del doppio: la campana più grande viene rovesciata a calice e il suo suono si fonde, secondo movimenti precisi, con quello delle più piccole. 

Ogni campana ha un nome e una nota: il campanone è un sol, fuso nel 1455 da un artigiano tedesco nel giardino delle monache, mentre la campana più antica della cattedrale risale al 1302.

In occasione del festival, il campanile è eccezionalmente aperto al pubblico. Sabato 2 maggio dalle 17 alle 19:30 e dalle 21 alle 23; domenica 3 maggio dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19:30. A piccoli gruppi è possibile salire fino in cima anche durante le suonate, previste sabato alle 17:30, 17:45 e 17:55, e domenica alle 10, 10:15, 10:25 e nel pomeriggio alle 17:30, 17:45 e 17:55

Una passione quella per le campane che si trasmette come quella per la cucina, di generazione in generazione: tra i campanari del gruppo c’è un ragazzo di undici anni che continua la tradizione familiare suonando insieme al padre, e raccogliendo il testimone della sua bisnonna. 

Il festival nel primo piatto: viaggio nella pasta

Tra tradizione e ricerca, gesti antichi e interpretazioni contemporanee, il festival attraversa l’Italia della pasta mettendo a confronto tecniche, territori e generazioni. Un programma che racconta la cucina italiana attraverso storie diverse per geografia e approccio, portando la storia pastaia del borgo direttamente in tavola attraverso la Scuola di Cucina Primi dei Primi: masterclass con piatti e lavorazioni molto distanti tra loro.

Sabato Catia Ciofo apre con il suo “Giardino segreto”; Filip Matjaž, stella Michelin con il suo COB di Portorose, porta in aula il polpo in nero di seppia; Fabio Groppi propone gli gnocchi sbatui con burro nocciola, ricotta affumicata e polvere di carciofi. Claudio Lopopolo del Relais Le Jardin Restaurant dell’Hotel Regency di Firenze lavora sul risotto Margherita.

Domenica Susy Fantei insegna i cappelletti di Camaiore nella ricetta originale, mentre Andrea Impero, stella Michelin con Elementi Fine Dining al Borgobrufa SPA Resort di Torgiano, porta i suoi quadrucci di pasta all’uovo ripieni di alici con salsa normanna, tartufo bianco e baccalà. Tutte le masterclass sono incluse nel biglietto d’ingresso, su prenotazione, con un massimo di quaranta posti.

La Scuola di Cucina ospita anche una masterclass dedicata all’inclusione alimentare. Rossanina Del Santo, formatrice di cucina per alimentazioni speciali e membro del team Alta Formazione della Federazione Italiana Cuochi, porta in aula il suo tortello primaverile: senza glutine, senza i quattordici allergeni principali, plant based e a ridotto contenuto di nichel. Un piatto che nasce dalla sua missione: trasformare un ostacolo in un’opportunità, rendendo la pasta accessibile a celiaci, intolleranti e allergici.

Novità di quest’anno è l’Ape dei Primi che proporrà primi piatti con sughi iconici della tradizione italiana come gricia, carbonara, ragù alla bolognese, cacio e pepe, aglio, olio e peperoncino. A completare il programma, la Pasta Street Chef Experience con primi piatti preparati al momento in piazza (30 euro con cinque assaggi inclusi), la Spaghettata di Mezzanotte del sabato con gli chef che cucineranno in una padella di due metri e mezzo di diametro, il Pranzo della Domenica sotto il loggiato di Palazzo delle Laudi e il concorso Pasta Chef dedicato alla pasta fatta in casa, aperto a tutti gli appassionati. 

Al festival saranno presenti anche Nonna Natalina, star di TikTok con 4 milioni di follower, e Nonna Andreina, le nonne del borgo che porteranno in piazza la memoria viva della pasta fatta a mano. E gli studenti dell’Istituto Professionale per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera “Buonarroti” di Pieve Santo Stefano: un laboratorio di innovazione e tradizione radicato nell’Alta Valtiberina, dove i futuri professionisti imparano a trasformare tartufi, funghi e castagne del territorio in esperienze sensoriali uniche, e a raccontare la storia di un piatto, non solo a servirlo. Gli artigiani del gusto di domani.

Il borgo si anima anche con Pasta in Vetrina, il percorso tra le vetrine tematiche allestite dai negozi e dalle attività commerciali del centro storico, e con Le Botteghe Primi dei Primi, dove nelle botteghe inoccupate è possibile acquistare pasta dei pastifici locali e prodotti tipici della Valtiberina.

Domenica 3 maggio, alla Porta Romana, oltre venti pittori della Compagnia Artisti con Amici dell’Arte e Ciao Umbria dipingono ed espongono opere dedicate al mondo della pasta nell’estemporanea “La pasta nell’arte”. In piazza saranno presenti anche le Merlettaie di Sansepolcro, che porteranno in scena un’altra arte antica del borgo. Sempre domenica, alle 17 nella Sala del Consiglio del Palazzo Comunale, si tiene il Concorso 2026 per il Miglior Vin Santo artigianale della Valtiberina, con tra i giudici il critico Luca Gardini. Alle 19:30, in Piazza Torre di Berta, si svolge la cerimonia di conferimento del Premio “Primi dei Primi – Pasta in Vetrina” per l’allestimento più originale.

La brigata dei Primi dei Primi: gli chef e gli ospiti

 Trenta chef, sette dei quali stellati Michelin, per un programma che racconta la cucina italiana attraverso storie diverse per geografia, generazione e approccio. A guidare la brigata, Fausto Arrighi, per trentasei anni alla Guida Michelin Italia.

Fabrizio Girasoli ha aperto il Butterfly nel 1997 insieme alla moglie Mariella, entrambi autodidatti, innamorati di un cascinale ottocentesco nei dintorni di Lucca che hanno acquistato e ristrutturato. La stella Michelin arriva nel 2008 e non se ne va più: sedici anni consecutivi, un record che in Italia poche cucine possono vantare. Oggi in cucina lavora fianco a fianco con il figlio Andrea, rientrato dopo esperienze nei migliori ristoranti spagnoli. La sua è una cucina della memoria: ricette e ingredienti del territorio interpretati con un tocco contemporaneo.

Luca Marchini porta a Sansepolcro una storia che ha radici vicine: aretino di nascita e modenese d’adozione, aveva una laurea in Economia e un futuro da commercialista quando una stagione estiva ai fornelli ha cambiato tutto. Dopo una formazione che lo ha portato accanto a Massimo Bottura nella prima Osteria Francescana, nel 2003 ha aperto L’Erba del Re a Modena, dove la stella Michelin arriva nel 2008 e non abbandona più il ristorante da sedici anni. La sua è una cucina che reinterpreta la tradizione emiliana attraverso vent’anni di ricerca creativa: rispetto della materia prima e apertura a influenze cosmopolite, in un equilibrio costante tra tecnica ed espressione personale.

Una storia di distanza percorsa è quella di Mario Porcelli. Nato a Molfetta nel 1982, cresciuto a orecchiette e cime di rapa, approda nel 2004 all’Alpenroyal Grand Hotel di Selva di Val Gardena e costruisce lì, tra le Dolomiti, una cucina dove il Mediterraneo dialoga con le erbe alpine e le tradizioni ladine: l’olio extravergine e il pesce dell’Adriatico accanto alla selvaggina e ai latticini altoatesini, gli agrumi del Sud a fare da contrappunto alla concretezza della montagna. La stella Michelin arriva nel 2015. Il piatto che ama di più al ristorante, il rombo in crosta di pane con asparagi di mare, arancia e finocchio, non cancella il piatto del cuore: le orecchiette di sua madre.


Andrea Impero rappresenta la generazione che non aspetta. Classe 1990, originario di Ferentino (Frosinone), ha lasciato Mosca, dove gestiva panetteria, pasticceria, wine bar e ristorante gourmet, per inseguire la stella Michelin in Italia. È arrivata nel 2024 con Elementi Fine Dining al Borgobrufa SPA Resort di Torgiano, in Umbria, in meno di due anni dall’apertura. La sua è una cucina che unisce tecnica e memoria, capace di rileggere le influenze culturali in chiave attuale con equilibrio e precisione, costruita su microproduttori del centro Italia tutti conosciuti e visitati di persona. A Sansepolcro porterà i suoi quadrucci di pasta all’uovo ripieni di alici, con salsa normanna, tartufo bianco e baccalà: un piatto che racconta la sua idea di cucina meglio di qualsiasi descrizione.

Il festival guarda anche oltre confine. Filip Matjaž porta a Sansepolcro la cucina del suo COB, Cooking Outside the Box, ristorante di Portorose con vista sulla baia di Pirano e una stella Michelin nella guida Slovenia. Il suo è un territorio che vive tra Slovenia, Italia e Istria croata, e quella sovrapposizione geografica e culturale produce inevitabilmente una cucina di frontiera: la tradizione istriana riscritta con un approccio creativo e multisensoriale che ha guadagnato anche lo Young Chef Award della guida slovena. In sala, a completare il progetto, il fratello Patrik.

Mirko Marcelli, classe 1988, originario dei Castelli Romani, è alla guida del ristorante Osmosi a Montepulciano, nel cuore della campagna senese, dove nel 2024 ha ottenuto la stella Michelin. La sua formazione porta i segni di due esperienze decisive: quella con Heinz Beck a Roma, che gli ha insegnato il rigore della classicità, e quella con Luigi Nastri, che lo ha portato in Toscana fino all’incontro con la famiglia Migliorucci, da cui nasce nel 2021 il progetto Osmosi. La sua cucina si fonda sulla concretezza del sapore, sul territorio senese e su uno sguardo aperto alla costa tirrenica per il pesce: radici laziali e adozione toscana, in una cucina senza fronzoli.

Davide Canella è alla guida del ristorante Contrada, nel cuore del borgo medievale di Castel Monastero nel Chianti senese, dove nel 2025 ha ottenuto la stella Michelin. Chef toscano, costruisce una cucina elegante e contemporanea che affonda le radici nella tradizione regionale, arricchita da esperienze internazionali che hanno ampliato la sua visione senza allontanarla dal territorio. Ogni piatto nasce da una connessione profonda con la materia prima locale, riletta con tecnica e sensibilità in un equilibrio costante tra memoria gastronomica e ricerca.

Sergio Dondoli, mastro gelatiere della Gelateria Dondoli di Piazza della Cisterna a San Gimignano, citata tra i migliori indirizzi gastronomici del mondo dalla Lonely Planet, non fa gelato: inventa gusti che sono oggetti narrativi, spesso marchi registrati. La Crema di Santa Fina è zafferano DOP di San Gimignano e pinoli, lo Champelmo è pompelmo rosa e Vernaccia spumante. Ha vinto la Coppa del Mondo della Gelateria come membro del team Italia nel 2006-07 e nel 2008-09 ed è l’unico maestro gelatiere ad aver ricevuto il premio MAM, Maestro d’Arte e Mestiere, riconoscimento che conta solo settantacinque insigniti in tutta la storia italiana.

A completare la brigata dei Primi dei Primi, una costellazione di cuochi e professionisti che arricchiscono il racconto della cucina italiana contemporanea, tra esperienze territoriali e percorsi personali diversi. Rossanina Del Santo, in arte Maga Merletta: laureata in lingue, ha preso la seconda maturità alla scuola alberghiera delle Capezzine a 38 anni e ha fatto dell’amore per la cucina una missione di divulgazione. È l’ideatrice di Coquinaria.it, uno dei forum di cultura gastronomica più noti in Italia. La Maga Merletta, con la sua parrucca blu e la veletta retrò, è il personaggio che ha costruito per raccontare la cucina gluten free in modo accessibile, rivolto soprattutto ai bambini celiaci e alle loro famiglie. Referente per il progetto senza glutine dell’Unione Regionale Cuochi Toscani e responsabile nazionale per la gestione di intolleranze e allergie alimentari per la Federazione Italiana Cuochi, è stata di recente scelta come consulente italiana della World Chef Academy.

Catia Ciofo propone una cucina che unisce tecnica e sensibilità personale: chef umbra, oggi freelance, costruisce i suoi piatti a partire da pochi ingredienti, lavorati per esprimere al meglio lʼidentità delle materie prime, in un dialogo continuo tra tradizione di terra, suggestioni marine e un approccio creativo che intreccia gastronomia, musica e racconto.

A questa ricerca si affianca lo sguardo di Stefano Cecconi, che interpreta il gelato artigianale in chiave contemporanea nella sua Cremeria ad Arezzo, lavorando su stagionalità e materie prime locali. Una visione diversa ma complementare a quella di Gabriele Andreoni, tra gli chef alla guida del ristorante Le Torri di Villa Vogel a Firenze, dove la cucina diventa anche strumento di inclusione sociale, attraverso una brigata composta da professionisti, volontari e persone in formazione.

Il legame con la tradizione toscana si ritrova nel lavoro di Andrea Godi, Chef dellʼOsteria del Borro, nel Valdarno aretino, che costruisce i suoi piatti a partire da ingredienti locali e stagionali, rileggendo il territorio con sensibilità contemporanea. Un equilibrio tra eleganza e misura caratterizza anche la cucina di Susy Fantei, che a Villa Maya, sulle colline pisane, sviluppa una proposta raffinata, fondata su armonia, tecnica e attenzione al dettaglio.

Su un registro più internazionale si muove Claudio Lopopolo, alla guida del Relais Le Jardin Restaurant dell’Hotel Regency, dove radici mediterranee e influenze globali si incontrano in una cucina costruita su equilibrio e leggerezza. Una dimensione affine, ma legata al mondo dellʼhotellerie contemporanea, è quella di Andrea Moccia, Executive Chef del progetto Artifex, dove tecnica, ricerca e materia prima dialogano tra tradizione italiana e visione internazionale.

Il percorso di Fabio Nistri, alla guida della Degusteria Italiana nel centro storico di Firenze, si sviluppa invece tra territorio e ricerca, con unʼattenzione particolare a prodotti identitari come tartufo, selvaggina e formaggi, interpretati con sensibilità contemporanea. A riportare il racconto alla materia prima è l’esperienza di Ilaria Salvadori, pastora e produttrice, che segue l’intero ciclo produttivo dal gregge al piatto, dando vita a una cucina essenziale e profondamente radicata nel territorio. Chiude questo percorso Juri Zanobini, chef e proprietario dellʼAntica Farmacia a Palaia, nel cuore della Toscana, dove la tradizione viene riletta con sensibilità contemporanea, in un equilibrio tra memoria gastronomica e ricerca.

A completare il quadro, figure del mondo gastronomico come Palmiro Bruschi, sansepolcrese, primo campione italiano di Gelateria nel 1994 e ambasciatore del gelato artigianale italiano nel mondo, che porta al festival quarant’anni di mestiere e il legame con un territorio che conosce da sempre. E ancora Cinzia Otri titolare della Gelateria della Passera a Firenze, è conosciuta per la sua attenzione alla ricerca di un gelato ‘etico’ e sostenibile. Nel suo lavoro, che l’ha portata a ottenere sin dall’apertura il massimo punteggio sulla guida del Gambero Rosso ed essere menzionata dal Financial Times tra le 25 migliori gelaterie al mondo, unisce tradizione artigianale e sperimentazione, creando gusti equilibrati e originali. La sua filosofia si basa sull’utilizzo di ingredienti naturali, spesso provenienti da filiere locali. Attraverso studio e passione, ha contribuito a valorizzare il gelato come prodotto gastronomico di alto livello. Fabio Groppi, chef e consulente con esperienza tra cucina e management che nel corso della sua carriera si è cimentato in progetti di importanti ristoranti fine dining fino alla gestione di grandi realtà alberghiere, Donatella Chiavini esperta di pasta fresca e dolci, la consulente Annamaria Farina e lo chef Vittorio Camorri.

L’iniziativa è patrocinata dal Ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, dalla Provincia di Arezzo e gode degli importanti contributi di Regione Toscana, nell’ambito dell’iniziativa Vetrina Toscana a tavola, della Camera di Commercio di Arezzo-Siena, di Estra, Coingas e della Banca di Anghiari, Stia e Fonte dei Medici. 

Ufficio stampa & Informazioni

Informazioni

https://www.primideiprimi.it/

Festival Primi dei Primi, seconda edizione. Sansepolcro (AR), centro storico, 1-3 maggio 2026. 

Pasta Street Chef Experience: 30 euro con cinque consumazioni, dalle 11:30 alle 15:30 e dalle 18 alle 23 (domenica fino alle 21). 

Cena di Gala 1 maggio, Chiostro di San Francesco: 120 euro, bambini sotto i 12 anni 30 euro. 

Pranzo della Domenica 3 maggio: 80 euro, bambini sotto i 12 anni 30 euro. Prenotazioni e biglietti: www.primideiprimi.it, Terretrusche tel. 0575 606887, events@terretrusche.com.

Contatti con la stampa

Ufficio stampa Primi dei Primi
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